L’ANGOLO DI MARMILIA – LE MIE SCUOLE NEGLI ANNI ’60- ’70 (RIVOLTA D’ADDA)

4 marzo 2017

pandino, Rivolta d'Adda

Nel mio lavoro di ogni giorno durante gli anni ’60-’70,  quando ebbi la nomina a Direttrice didattica di Pandino, ebbi assegnata spesso la reggenza del Circolo di Rivolta d’Adda, che era di tanto in tanto privo di titolare.

Per visitare le varie piccole scuole, che ora non ci sono più, percorrevo numerose strade di campagna impregnate di  umido e di nebbia,  al di fuori delle grandi arterie. Curve su curve, tratti di asfalto alternati a tratti ghiaiosi, altissimi  pioppi,  fossati e foglie ingiallite che piovevano giù come  uccelli stanchi.

I paesi li incontravo sgranati come chicchi di un rosario: piccoli, grigi, addossati ai campanili, con le porte delle case, i portoni, i cancelli, le imboccature dei vicoli affacciati sulla via, come curiosi di sapere di più del grande mondo di fuori.

In paese la nebbia diradava già dalle prime case e così, ad un certo punto, ad una svolta, mi trovavo davanti la chiesa: mi veniva incontro quasi civettuola.

Ad ogni chiesa che incontravo mi prendeva il desiderio di entrare, anche solo per un minuto, a dare un saluto, a scambiare un sorriso con chi costantemente ci aspetta. Qualche volta, quando la chiesa e la scuola davano sulla stessa piazza, cedevo alla tentazione.

In ogni paese c’era sempre la scuola, bella anche se vecchia e malridotta, e sempre allegra anche se il cielo, fuori, non si vedeva per la gran nebbia che le pesava addosso.

E in ogni scuola c’erano maestri e bambini, legati da un vincolo d’affetto, che non può intendere chi maestro non è.

Incontravo per prima una scuola  nuova  posta come per errore, tra due cascinali neri di fango e di letame e dentro ci stava un maestro poeta,   che scriveva versi, contemplava  la natura e alla domenica suonava l’organo nella chiesa della Parrocchia.

Poi c’era quella che pareva un palazzo, ma con tante porte e finestre chiuse, perché il numero dei bambini si era fatto di anno in anno sempre più esiguo.

C’era  anche quella che aveva l’aspetto di una casa di campagna, con muri sbrecciati e finestrelle buie. E qui c’era una ragazzina giovane, giovane che insegnava ad una frotta di monelli, ammucchiati in banchi preistorici, in una aula  che dava direttamente sui prati.

E c’era l’altra ancora, che si apriva quasi sul piccolo sagrato, ove insegnava una giovane mamma innamorata della sua biondissima piccina.

E poi, in ogni scuola, c’erano i bambini: si assomigliavano tutti, sicchè pareva sempre di averli già incontrati e mettevano tenerezza.

Ogni maestro aveva i suoi piccoli e grandi problemi. Aveva sempre mille dubbi, anche se era carico d’anni e di esperienza.

Gli pareva di non dare tutto ciò che avrebbe dovuto, di non fare mai abbastanza, temeva sempre che questo o quel bambino non crescesse come lui avrebbe voluto, che non imparasse come lui desiderava.

Ed io, allora,avrei  voluto saperne di più, essere migliore   di quello che ero per suggerire la giusta strada, per dare il consiglio più adatto.

Da una scuola si esce sempre più buoni, più umili e nello stesso tempo più fiduciosi.

Così, quando riprendevo la via del ritorno, con la nebbia più fitta che mi inghiottiva appena fuori dalle ultime case, avevo l’anima serena come dopo aver pregato.

Rifacevo le lunghe strade campestri tra i filari dei pioppi, i fossati, le foglie morte. E mentre l’automobile andava a balzelloni tra pozzanghere e ghiaia,   mentalmente dicevo:

“Ti ringrazio, Signore, perché anche oggi ho imparato qualcosa.”

Nella fotografia sono ritratta con la classe 5 maschile guidata dal maestro Tubertini e alla presenza del bidello Marzagalli . L’anno era il 1959 ed io ero appena stata nominata Direttrice Didattica.

 

Marmilia

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About silvia*

Sono una giornalista professionista. Questi sono i miei articoli (e foto) relativi i comuni di Rivolta d'Adda, Agnadello, Spino d'Adda, Pandino, Palazzo Pignano, Dovera.

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