L’ANGOLO DI MARMILIA – LA SAGRA DI PRIMAVERA

18 marzo 2017

pandino

Ogni anno a san Giuseppe il paese si veste di … primavera! E ciò avviene da secoli, una tradizione che si perde nel passato.                                                                                                                                          Anni e anni fa la nostra era solo una Fiera soltanto agricola. C’erano in esposizione solo cavalli e tori, mucche e vitelli, pecore e maiali, gabbie di polli e nidiate di ochette e paperine, tacchini e faraone.                                                                                  

 

E poi  uomini di campagna con tanto di tabarro e mediatori con gilè a quattro bottoni e una catena d’oro che andava da un taschino all’altro sostenendo un grosso orologio, segno di sicurezza economica. Essi avevano quasi sempre tra le mani  il bastone o la “giannetta” la bestia da vendere o da comprare: venditori e compratori ai quali bastava la parola e una pacca sul palmo della mano per sancire un contratto, che poi, magari, veniva consolidato dal bicchiere di vino o dal goccio di grappa che si andava a consumare nell’osteria sull’angolo.                                                                             Le ragazze di quei tempi ce non avevano alcun interesse  per il bestiame in mostra per il bestiame in mostra nell’arena del Castello, nel pomeriggio, dopo la processione, erano attirate da ‘cilender’ che faceva da orchestrina nel cortile de Tranì, sulla curva della Circonvallazione Nord.                                                       

Là si ballava, bastava mettere una monetina  da 5 centesimi nella fessurina dell’organino e la musica era assicurata. Ma non sempre i cinque centesimi abbondavano e allora ecco trovato l’inganno:                                                            “Facevamo un buchino col chiodo in una monetina, vi facevamo passare un filo sottile e la facevamo scendere nella fessura, così il  “cilender” si metteva in moto. La monetina si poteva ritirare poi ritirare e la si usava per un’altra suonata, finché l’oste del Tranì si insospettiva e si metteva a gridare.                                                    

Qualche giro di balera, però, si poteva sempre fare, anche se poi, il sabato successivo, dovevamo andarci a confessare, perché “andare a ballare”, allora, era peccato grave.                                                                                                                  

Altri tempi, altre sagre, altri divertimenti! Eppure anche allora per san Giuseppe i giardini si riempivano di alberi in fiore, il cielo era azzurro e tornavano le rondini!  Ma ora le rondini chi le vede più? E i puledrini e i vitelli, le paperette e i pulcini, i maialetti e gli agnelli dove sono finiti?                                                                

Ora si espongono automobili di lusso , trattori enormi e moto rombanti. E al posto delle balere del Tranì ci sono discoteche dove ballare costa altro che 5 centesimi! E chissà se poi si dovrà ancora andare a confessarsi!

 

Marmilia

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About silvia*

Sono una giornalista professionista. Questi sono i miei articoli (e foto) relativi i comuni di Rivolta d'Adda, Agnadello, Spino d'Adda, Pandino, Palazzo Pignano, Dovera.

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