Biblioteche, per mantenere il servizio (su cui la Provincia non investe più) pagheranno i comuni

LA BIBLIOTECA DI RIVOLTA

LA BIBLIOTECA DI RIVOLTA

La decisione presa all’interno della Rete Bibliotecaria è stata quella di aumentare per i comuni che hanno la biblioteca il costo annuo di 25 euro a cittadino (quindi 75 euro ad abitante), mentre per i punti prelievo l’aumento sarà più contenuto. Tutto questo per garantire il servizio della Rete (quasi) come è ora.

Facciamo un passo indietro: lo Stato taglia alla Regione, la Regione taglia all’ente di secondo livello (la Provincia). La Provincia di Cremona decide di tagliare 60mila euro sul sistema bibliotecario. Quindi, scompaiono 10mila euro di formazione del personale (ma lo si faceva?), la copartecipazione ai progetti di promozione alla lettura, la Media Library (26mila euro), restano 84mila euro di dipendenti e la catalogazione centralizzata, resta il servizio di prestito tramite OPAC. Gli assessori si mobilitano. la proposta di Maria Luise Polig (Pandino) e Elisabetta Nava (Rivolta d’Adda) è stata di mantenere (“quasi”, ha puntualizzato l’assessore agnadellese Deborah Zanotti) tutti i servizi aumentando il costo a carico dei comuni.

“Rete Bibliotecaria Bresciana e Rete Bibliotecaria Cremonese (che unisce 275 biblioteche e si è fatta portatrice primaria del cambiamento culturale innescato dall’innovazione tecnologica, offrendo ai propri utenti servizi digitali e virtuali di alta qualità, tra i quali una Medialibrary online che conta 10mila utenti, la connessione wi-fi in biblioteca, l’utilizzo di tecnologia barcode e RFID per gestione prestiti e antitaccheggio) sono un’eccellenza riconosciuta a livello nazionale ma, mentre la Rete Bibliotecaria Bresciana naviga in acque tranquille perché la sua importanza per il pubblico è ormai assodata, la Rete Cremonese è in una situazione di incertezza. Aiutateci a superare questo periodo burrascoso e a far sentire che il nostro servizio è importante per i cittadini!”, è stato detto.

Alcuni, come Zanotti e Paolo Riccaboni (Spino) hanno eccepito che il problema è di scelte politiche, che Cremona ha tagliato sulla cultura contando che i comuni ci avrebbero messo una pezza, e che ciò non è giusto, Zanotti in più ha aggiunto che in ogni caso anche aumentando il costo a carico dei comuni il servizio viene – anche se meno – ridimensionato. Riccaboni ha sostenuto l’idea di mantenere il costo di 50 centesimi e tagliare i servizi, mantenendo il prestito interbibliotecario (che agevola soprattutto le biblioteche che hanno un povero patrimonio librario).
Carlo Vezzini, presidente PD della Provincia, ha dichiarato: “Ho particolarmente a cuore il futuro della rete bibliotecaria provinciale, consapevole della difficile situazione economica in cui versa l’amministrazione pubblica. Insieme al presidente della rete, Pierguido Asinari stiamo valutando le possibili situazioni concrete per proseguire nell’erogazione di tali servizi, fondamentali per le nostre comunità”. ‪Ovvero, far pagare i comuni.

Come utente assiduo di biblioteche sin dall’infanzia, io vedo che: i comuni non hanno idea di cosa sia cultura, molto spesso gli assessori si disinteressano delle biblioteche e tanti bibliotecari sono incompetenti. l’acquisto dei libri sembra fatto in modo casuale, alcune biblioteche hanno copie e copie dello stesso libro e forse neppure lo sanno. Volumi vengono rubati, scritti, appuntati, piegati, non restituiti con buona pace di tutti. Gli acquisti sono fatti on line utilizzando un grande fornitore che spesso non dispone di piccoli editori. Le biblioteche non si accordano sugli acquisti e non hanno ciascuna, ad esempio, un’area di specializzazione; alcune biblioteche spendono 15mila euro per i libri, altre, di paesi di pari grandezza, 300. Anche gli orari ed il numero dei dipendenti varia: Rivolta ha due bibliotecari e mezzo, Pandino, che è più grande, uno. Rivolta ha aperto tutti i pomeriggi, anche il sabato, due sere e due mattine; Pandino quattro pomeriggi la settimana, sabato mattina, martedì mattina. Il 16 sarà chiusa perché a disposizione della Asl di Cremona e degli assistiti per le operazioni di cambio del medico. Come si può investire sulla cultura in un sistema simile?

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About silvia*

Sono una giornalista professionista. Questi sono i miei articoli (e foto) relativi i comuni di Rivolta d'Adda, Agnadello, Spino d'Adda, Pandino, Palazzo Pignano, Dovera.

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2 Responses to “Biblioteche, per mantenere il servizio (su cui la Provincia non investe più) pagheranno i comuni”

  1. gaga Says:

    5 euro l’anno di iscrizione!!!

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  2. gaga Says:

    fare pagare 5 euro annuali ad utente per aiutare i comuni!!

    Reply

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