9 dicembre 10

9 dicembre 2010

agnadello, pandino, Rivolta d'Adda

LISTA PER AGNADELLO: “Il sindaco mente e sono i fatti a dirlo”
se avesse detto di no alla cava, perché Dolci avrebbe steso un progetto di massima a riguardo?

AGNADELLO – Lista per Agnadello, gruppo di minoranza agnadellese, minaccia di denunciare chi, nel corso di una conferenza stampa che si è svolta martedì pomeriggio, ha adombrato
“il sindaco Marco Belli durante la conferenza stampa è tornato a ribadire che lui, nella vicenda della cava ha fatto solo il proprio dovere di amministratore e che semmai si dovesse affibbiare qualche responsabilità, allora bisogna chiamare in causa la precedente amministrazione che, per prima, avrebbe avviato trattative per la cava con Perego/Cosbau. Alla conferenza stampa, il sindaco si è portato il suo legale di fiducia” (Piermauro Stombelli) “forse illudendosi che le frottole raccontate a fianco di un legale possano sembrare cose vere”.
“Stupisce che un sindaco, come riportato da La Cronaca, non interrogato, non indagato, non toccato dall’indagine, si presenti ai giornalisti con un legale a fianco. Il quale non perde occasione per lanciare una frecciatina al gruppo di minoranza locale, che direbbe cose fantomatiche”.
Durante la conferenza stampa, Pierre Botton, che ai tempi lavorava per Perego, ha spiegato che i suoi primi contatti con l’amministrazione agnadellese si sono svolti prima che Belli diventasse sindaco. In particolare, Botton ebbe incontri e contatti con il vicesindaco Danilo Borghini.
“Che senso ha chiamare in causa la precedente amministrazione se nulla ha a che vedere con questa benedetta cava, se non ha mai incontrato, visto né sentito questo signor Ivano Perego ed i suoi sodali?”
Riguardo le dichiarazioni di Botton, per Lista per Agnadello sono incredibili: “Non esiste infatti nessun documento che attesti un qualsivoglia coinvolgimento della precedente amministrazione nella vicenda, mentre ci sono le intercettazioni che attestano la partecipazione agli incontri per la cava di Belli ed i documenti che attestano che una trattativa per la cava c’è stata. La testimonianza del signor Botton, in larga parte inventata di sana pianta, non c’entra niente con la cava e non c’entra niente con il comune (Botton ha semplicemente chiesto a Borghini da chi poteva acquistare della ghiaia e questi gli ha indicato l’imprenditore agricolo che aveva a disposizione materiale ricavato da una bonifica agricola, nulla di più nulla di meno di questo). L’incontro del sabato mattina (per far cosa non si è ben capito) di cui si è parlato ieri su La Cronaca è inventato di sana pianta (Laura Calderara neanche conosce il volto di questo signor Botton) ed auspichiamo che l’interessato voglia chiarire la circostanza, se non vuole che sia un giudice a farlo”.
“Belli invece ha partecipato ad incontri, ha visto dei progetti della cava (lui stesso lo ammette), non ha detto no alla proposta, come invece avrebbe dovuto subito dire a causa del divieto di escavazione profonda del territorio stabilita dal PGT, strumento urbanistico approvato dalla precedente amministrazione a dicembre 2007”.
Fa eco Marcello Beneggi: “Se a giugno 2009, il sindaco ha incontrato quelle persone, e ha detto chiaramente loro che la cava non si poteva fare (secondo il Piano Cave Provinciale e secondo il nostro Pgt), per quale motivo a fine luglio viene mandata in comune quella richiesta a firma di Ermanno Dolci, che vuole sapere quail sono le condizioni pee realizzare una cava alla cascina Mirandola?”
Il gruppo consigliare precisa che non è sua intenzione “istruire a mezzo stampa uno sbrigativo processo al sindaco per il suo coinvolgimento in questa, ormai tristemente nota, vicenda. Né sappiamo in quale veste egli compaia nei fascicoli dell’indagine, che è tuttora in corso. All’apparenza, il ruolo da lui svolto nella circostanza sembrerebbe marginale, ma non tocca certo a noi valutare giuridicamente il suo operato. Compito nostro è quello di raccontare ai cittadini come si sono svolti i fatti e, semmai, di abbozzare qualche considerazione, esclusivamente di carattere politico, su ciò che è a noi noto. Ivi compreso i macroscopici errori commessi nella circostanza dal primo cittadino e da qualche altro esponente della sua giunta”.
L’errore sarebbe aver ricevuto Perego.
Perché “il Pgt di Agnadello, approvato dall’amministrazione precedente nel 2007, vieta espressamente l’escavazione di cave nell’ambito del territorio comunale. Più precisamente, in base allo studio geologico, le aree su cui puntano Ivano Perego e soci, sono classificate ad alta vulnerabilità idrogeologica, con il conseguente divieto di ricavarne cave e bonifiche agricole con asportazione di materiale dal fondo o per l’esecuzione di vasche per allevamenti ittici e per il turismo ittico”.
“Ovviamente, sia il sindaco, per la posizione che occupa, sia altri esponenti di giunta come Luigi Uberti e Adriano Donati, che sono stati consiglieri di minoranza nel precedente mandato elettorale, sanno benissimo che esiste questa norma di Piano che vieta espressamente quel tipo di escavazione proposta dalla Perego/ Cosbau. Ma fanno finta di niente. In teoria dovrebbero comunicare agli aspiranti cavatori l’insormontabile ostacolo burocratico rappresentato dalla norma del Pgt ed invitarli a rivolgersi altrove” (cosa che Belli dice di aver fatto, e cui la minoranza attuale non crede, come le parole di Beneggi han chiaramente rilevato, perché “in quel caso Dolci non avrebbe presentato nessuna richiesta”).
Secondo Lista per Agnadello sarebbero anche evidenti i motivi in base ai quali l’attuale maggioranza avrebbe acconsentito ad avere una cava sul territorio è legata a motivi economici: avendo promesso un Pgt a crescita zero, quindi senza Oneri di Urbanizzazione, sarebbe stata interessata all’entrata economica che una cava le avrebbe portato (circa 0,40 euro a mc scavato).
“Da qui, una serie di telefonate ed incontri, con la partecipazione di politici di rango, di cui i cittadini non avrebbero saputo nulla se non fosse successivamente scoppiato lo scandalo dell’arresto dell’imprenditore e di altri suoi sodali, sui quali pesa la grave accusa di essere direttamente collegati alla cosca della ’ndrangheta calabrese governata dalla famiglia Stranio”.
Proprio per questa ragione i telefoni cellulari di Ivano Perego erano stati messi sotto controllo dal pool antimafia della Procura di Milano e alcuni stralci delle telefonate riguardavano l’ipotizzata cava di Agnadello. Così tutta la storia è saltata fuori e da allora Belli cerca di difendersi e chiarire la sua posizione.
“Da un punto di vista esclusivamente politico, possiamo solo dire che il sindaco ha commesso un errore molto grave ad assecondare i desiderata di questi imprenditori poco raccomandabili, non tanto per quello che sono (immaginiamo che non conoscesse i retroscena della Perego/Cosbau) ma per quello che hanno chiesto, per il distruttivo intervento sul territorio che avevano in mente di fare, prescindendo dalle regole e dai divieti comunali. E’ infatti sicuramente legittimo che un sindaco valuti le proposte che gli arrivano sulla scrivania, ma è altrettanto certo che, appurata l’impraticabilità dell’operazione, debba rispondere ciò che le regole, l’etica e l’opportunità politica gli impongono di rispondere. Nel caso specifico doveva semplicemente dire: No, questa proposta non è ricevibile. Punto”.
Per la minoranza, invece, così non è stato (per Belli sì): “La vicenda della cava, tra telefonate, appuntamenti ed incontri , ha occupato almeno i primi due mesi di mandato del sindaco Belli, il quale, forse impressionato o galvanizzato dalla compresenza di personaggi politici molto più noti ed esperti di lui, non ha saputo dire ai suoi interlocutori quel no che avrebbe dovuto dire, come dimostra la richiesta presentata da Dolci nel luglio 2009, indirizzata personalmente al sindaco e finalizzata alla presentazione di un progetto di cava di prestito”.
“E’ del tutto evidente che se il sindaco avesse manifestato contrarietà alla cava, come gli imponeva di fare il vigente Pgt, gli interlocutori della Perego-Cosbau non gli avrebbero inviato, dopo vari incontri e discussioni, una richiesta ufficiale finalizzata alla presentazione di un progetto di cava di prestito, ma si sarebbero rivolti altrove”.

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“Documenti consegnati ad hoc ai Ros per dare responsabilità alla precedente amministrazione”
AGNADELLO – Riguardo l’arrivo dei Ros di Milano (Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri) in commune ad Agnadello lo scorso luglio per ottenere documenti correlati ad un’ attività di estrazione nell’ambito di una cava sita in comune di Agnadello, LIsta per Agnadello, nonostante I chiarimenti del sindaco Marco Belli, resta dell’idea che ci sia qualcosa di poco chiaro.
“Alla consegna della documentazione ha presenziato il segretario comunale (designato dal sindaco responsabile dell’area tecnica dopo il declassamento dell’architetto Mario Lucini) al quale era stato notificato il decreto di richiesta di consegna firmato dal magistrato. Ebbene, nella documentazione consegnata ai Ros, concernente una vecchia bonifica agricola che non ha nulla che vedere con la cava” (bonifica che si svolse nello stesso sito ove si voleva fare la cava) “manca proprio quella richiesta riguardante il progetto di cava firmata da Ermanno Dolci”.
“Perché non è stata consegnata ai Ros quella richiesta di certificazioni indirizzata al sindaco, relativa alla prospettata attività di cava, che era lo specifico oggetto del decreto di richiesta firmato dal magistrato? Perché il sindaco, destinatario della richiesta di certificazioni, non ha avuto nulla da eccepire sulla mancata consegna di quell’importante documento agli inquirenti? Possibile che non sia stato informato dal suo fedelissimo segretario comunale?”
Il sindaco aveva spiegato di essersi di fatto scordato di quella richiesta, “così come anche Lucini. Non ci era venuto in mente che esistesse e in ogni caso I Ros non l’hanno richiesta”.
Per Belli, non si tratterebbe in ogni caso di un documento rilevante.
“Siamo stupiti dall’inaccettabile leggerezza dimostrata nella circostanza dal sindaco, dalla giunta e dal segretario”.
Anche perché il documento consegnato “riguarda una bonifica agraria effettuata nel 2005” (l’attuale minoranza era alla guida del paese) “quando non c’era alcun cantiere sulla Paullese e nessuna presenza nel circondario dell’accoppiata Perego/Cosbau, controllata dalle cosche calabresi”.
Per questo, secondo Lista per Agnadello, l’unico obiettivo di Belli sarebbe quello di insinuare un coinvolgimento dell’amministrazione precedente nella vicenda. Ma il suo disperato tentativo è fallito miseramente”.

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Pandino contro le mafie

PANDINO – Lo scorso 19 novembre, a Firenze, si è svolta l’assemblea Nazionale di Avviso Pubblico Enti Locali e Regioni per la formazione civile contro le mafie.
Il comune di Pandino ha aderito ad Avviso Pubblico nel 2005 e con diverse
iniziative nel corso degli anni ha dimostrato il proprio impegno nel promuovere
la cultura della legalità e dell’impegno civile nella lotta contro tutte le
mafie con manifestazioni di carattere solidaristico e progetti di educazione
alla legalità nelle scuole.
Durante l’assemblea si sono svolte le elezioni degli organi direttivi ed il sindaco Donato Dolini ha accettato la candidatura per un incarico nel Comitato Direttivo (composto da 24 membri, di cui Dolini è l’unico esponente Lombardo).
Andrea Campinoti, Sindaco di Certaldo, è stato riconfermato Presidente dell’Associazione.
A commento della propria elezione, Dolini ha fatto rilevare che “Pandino
continua a dimostrare la propria sensibiltà ai temi che questa importante
associazione promuove e per le quali si impegna concretamente su tutto il
territorio nazionale”.
Come ha spiegato lo stesso Campitoti, Avviso Pubblico serve anche per “chiedere alle forze politiche di assumersi la responsabilità di candidare delle persone perbene e competenti e su questo punto valutiamo positivamente l’azione portata avanti dal Presidente Pisanu e dalla Commissione parlamentare antimafia”.

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NUOVE CASE DI CLASSE A+ IN VIA ALIGHIERI

RIVOLTA D’ADDA – La cooperativa rivoltana Il Tetto nei prossimi mesi (l’inizio lavori è previsto per la primavera, con conclusione nell’autunno 2012) avvierà in via Dante Alighieri.
Il progetto è di 18 alloggi di edilizia convenzionata, realizzati con le nuove normative sul risparmio energetico con l’obbiettivo è di raggiungere la classe A o addiritura A+.
L’impianto di riscaldamento, con pannelli a pavimento e di raffrescamento sarà geotermico, delle pompe di calore acqua-acqua, preleveranno acqua dalla falda.
La parte del tetto rivolta a Sud sarà quasi completamente ricoperta da pannelli fotovoltaici che avranno il compito di generare l’energia elettrica da utilizzare per le parti comuni, l’eventuale eccedenza sarà suddivisa fra proprietari degli alloggi.
Per cucinare non sarà più utilizzato il gas metano ma le piastre ad induzione: il gas non sarà infatti più portato nei singoli alloggi.
Il progetto è stato realizzato da un gruppo di professionisti della zona, ovvero l’architetto Achille Barbieri per l’aspetto, l’ingegner Carlo Curci per la termotecnica, l’ingegner Mario Locatelli per la parte elettrica e l’ingegner Linda Parati per l’acustica.
Gli alloggi saranno costruiti per i soci della cooperativa, cui il tutto è già stato presentato un un’assemblea nei giorni scorsi. Si stano raccogliendo le prenotazioni provvisorie.
Per informazioni sull’ intervento edilizio con l’eventuale iscrizione alla cooperativa ci si può rivolgere presso il Circolo Acli di rivolta d’Adda.

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About silvia*

Sono una giornalista professionista altocremasca. Questi sono i miei articoli (e foto) relativi i comuni di Rivolta d'Adda, Agnadello, Spino d'Adda, Pandino, Palazzo Pignano, Dovera, Vaiano Cremasco, Bagnolo Cremasco.

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